No Cpr, No lager di Stato
Pubblicato il 07/04/2024


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Sabato 6 aprile si è tenuta a Milano una manifestazione per la chiusura di tutti i Centri di Permanenza per il Rimpatrio.
A indire la giornata di mobilitazione è Mai più Lager – No ai CPR, che insieme all’associazione Naga monitora e denuncia le condizioni riprovevoli del centro di Via Corelli sin dalla sua riapertura nel 2018.

La rete milanese chiama tutti i cittadini e tutte le cittadine a mobilitarsi contro ogni CPR in ogni territorio, perché «non esiste un caso Milano». Quanto è noto di via Corelli è infatti riscontrabile in tutti gli altri CPR d’Italia, dove la situazione potrebbe essere anche peggiore data l’impossibilità da parte delle persone trattenute di condividere foto e video, nonché dalla scarsa attenzione a cui sono sottoposti.

Il CPR di Milano è però emblematico della violenza e ingiustizia strutturale della detenzione amministrativa. Una violenza che non è possibile “umanizzare” tramite riforme e cambi di gestione, perché connaturata al doppio binario razzializzante e discriminante della detenzione amministrativa, che nega i principi fondamentali alla base di qualsiasi ordinamento liberal democratico, in primis l’uguaglianza di fronte alla legge. 

Nelle stesse parole del Garante nazionale per le persone private della libertà personale, «la detenzione amministrativa assume nella prassi prevalentemente i tratti di un meccanismo di marginalità sociale, confino e sottrazione temporanea allo sguardo della collettività di persone che le Autorità non intendono includere, ma che al tempo stesso non riescono nemmeno ad allontanare».

Un confinamento che allontana dallo sguardo della collettività anche le violenze e soprusi che avvengono all’interno dei centri detentivi, spesso situati in aree periferiche del territorio e che adesso, attraverso l’accordo bilaterale con l’Albania, si vogliono delocalizzare all’estero.

La detenzione amministrativa è un tassello sempre più centrale di un più ampio corpus di norme e politiche mortifere, che reprimono e criminalizzano i flussi migratori e la solidarietà alle persone migranti nei paesi di origine, alle frontiere terrestri e marittime della Fortezza Europa e fin dentro al tessuto sociale delle nostre comunità. 

«È il tempo di pretendere e ottenere con un vasto fronte un’inversione di rotta, la fine della violenza legalizzata, che nei centri di permanenza per il rimpatrio vede la punta dell’iceberg e l’esempio più eclatante e simbolico», sottolinea la rete Mai più Lager – No ai Cpr.

«E’ dovere ed interesse di ciascuno e ciascuna mobilitarsi perché vengano chiusi, a cominciare dal CPR di Milano, che già fu chiuso una decina di anni fa: che sia un lager non lo diciamo solo noi e le circa 1850 persone rimaste impigliate tra le sue sbarre, ma una montagna di prove inequivocabili, anche sui tavoli di diverse Procure, davanti alle quali non è più possibile fingere di non sapere».