GigiRRRiva - di Marco Visconti
Pubblicato il 28/01/2024


GigiRRRiva

Un rombo di tuono

 

Dal XX secolo che lo si voglia o no due professioni sono diventate tra le più importanti: lo sportivo e l’attore. Per cui non c’è da stupirsi se un paese si ferma per commemorare chi si è distinto in uno di questi due campi. Gigi Riva a proposito di campi, anzi di campo da calcio, è stato tra i migliori: un “rombo di tuono” come lo aveva perfettamente ribattezzato Gianni Brera. Ma quello che ora più colpisce il cosiddetto immaginario collettivo è il silenzio, nel senso di assenza di autocelebrazioni e l’umiltà con cui Riva ha convissuto col suo talento. Quell’essere introverso che lo portava a girovagare per le notti sarde alla ricerca di pace e di sé stesso. Una vita difficile segnata dalla perdita di entrambi i genitori in tenera età, chissà forse quel vuoto pneumatico che resta quando hai un dolore indicibile e difficile da rielaborare lui lo a volte sedato col suo grande vizio: la sigaretta, abbastanza insolito per un atleta. Vizio che lo accomunava ad un altro grande con cui ha condiviso la stessa passione per la Sardegna, Fabrizio De Andrè. E la Sardegna è stata la sua famiglia che gli ha reso omaggio con più di trentamila persone al suo funerale, con le sirene dei pescherecci e con l’infinito grazie per non aver mai ceduto alle lusinghe economiche dei grandi club del Nord e anche alla possibilità di maggiori successi sportivi. Quanto sarebbe stato più lungo il palmares di Riva se avesse giocato nella Juve o nell’Inter? Invece la storia sportiva con la esse maiuscola l’ha fatto conducendo poco prima delle ore 17 del 12 aprile 1970 il Cagliari ad un inimmaginabile scudetto. Poi qualche mese più tardi vice-campione del Mondo e protagonista di una delle partite più emozionanti di tutti i tempi: Italia-Gemania Ovest 4 a 3, impreziosita da un suo diagonale di sinistro, marchio di fabbrica, per il momentaneo 3 a 2. Ora starà rigiocando quella partita insieme a Beckenbauer, Facchetti e Gerd Muller. E si ritorna al silenzio anzi a quel minuto di silenzio tardivo e riparatore fatto solo all’inizio del secondo tempo della finale di Supercoppa Inter-Napoli di lunedì. Motivo? La notizia della morte di Riva è arrivata poco prima del fischio d’inizio. Perché ci voleva tanto nell’era delle comunicazioni super istantanee a comunicare alle squadre e all’arbitro che era morta una leggenda del loro sport? Stendiamo un velo di silenzio e lode a GigiRRRiva tutto attaccato come spesso si leggeva sui titoli dei giornali.

 

Buon fine settimana!