Cento Domeniche - di Enzo Giraldo
Pubblicato il 10/12/2023


Cento Domeniche

Il film-denuncia sulla spregiudicatezza delle banche

 

Il concetto del “denaro”, nelle sue diverse accezioni, dall’oggetto usato per baratto alla moneta di metallo di vario pregio alla banconota, risale quasi all’inizio della storia dell’uomo. Il denaro, così come lo conosciamo, ha il proprio valore nell’essere un condiviso mezzo di scambio, una potenziale ed effettiva ricchezza nell’accumulo o nella compravendita e un’unita di misura.

Nel corso della storia millenaria dell’essere umano, il denaro si è trasformato passando dal baratto di bestiame e prodotti agricoli ai gusci di ciprea, dalle monete alle banconote introdotte in Occidente da Marco Polo fino all’attuale mobile banking e alle presenti e futuribili criptovalute: è chiaro a tutti come il denaro nel corso del tempo ha subito evoluzioni interessanti e assolutamente incredibili. Il potere del denaro, come quello della parola, consiste nella sua potenzialità: con il denaro si può creare accumulo che possiede virtualità di incremento per ottenere e scambiare più del suo valore reale, così come la parola origina pensieri ed azioni e produce effetti più grandi di quanto esprime in sé.

Secondo Plutarco «come la migliore moneta è quella in cui alla più piccola massa possibile corrisponde il più alto valore, così anche la potenza del linguaggio si basa sulla capacità di dire molto in poche parole».

Nel suo film più recente, Cento Domeniche, Antonio Albanese racconta la storia di un onesto cittadino, operaio per tanti anni in un’azienda nella provincia italiana, che si trova ad affrontare il cinismo dei sistemi bancari deputati a conservare e gestire il denaro loro affidato e guadagnato spesso con fatica e sacrificio.

Sono onorato di aver partecipato anch’io come attore, in un ruolo che vi invito a scoprire andando al cinema, a questo film che dipinge il mondo delle banche e dei piccoli risparmiatori in una tragedia che ha segnato, in tempi recenti, anche la nostra storia.

Antonio Albanese scrive (con Piero Guerrera) e dirige in prima persona il dramma che molti italiani hanno vissuto sulla loro pelle: la spregiudicatezza delle banche che giocano con la finanza dei risparmiatori, finendo per distruggere le speranze e finanche le vite dei loro clienti.

Per l’ex operaio metalmeccanico, interpretato proprio da Albanese, la presa di coscienza avviene quando si presenta l’occasione della vita: accompagnare all’altare e festeggiare la figlia che si sposa. E, naturalmente, da padre della sposa pagare il ricevimento per tutti gli invitati.

Quando si presenta in banca per richiedere il prelievo di una somma adeguata al ricevimento scopre, improvvisamente, che le obbligazioni firmate a suo tempo si sono trasformate in azioni; il suo consenso con una firma sui documenti bancari, fidandosi del direttore della filiale, ha trasformato i suoi risparmi riducendone la potenzialità a poco più che carta straccia.

È questo l’inizio di un’odissea tragica che vedrà l’onesto e virtuoso operaio precipitare sempre di più nell’angoscia e nella più cupa depressione.

In alcune regioni italiane più che in altre - nelle quali le banche sono cresciute in misura abnorme per le velleità dei loro dirigenti, assieme ai crac di grosse aziende, alla collocazione di titoli di stato esteri o di prodotti bancari tossici - tutto questo ha prodotto un sistema a domino che è ricaduto sui risparmiatori che ancor oggi ne portano le ferite e che Antonio Albanese ha ben raccontato in uno dei film più necessari di questi ultimi anni.

Vi aspetto al cinema, oltreché all’ascolto delle dirette e dei podcast di Viaggi Organizzati che, questa settimana ancor più di altre volte, parla di noi.

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