Gli oggetti - di Irene Zerbini
Pubblicato il 11/02/2024


GLI OGGETTI

Tra Poesia e Iperconsumismo


Sapete quante tonnellate di vestiti si buttano ogni anno? Che rapporto intratteniamo con gli oggetti delle nostre esistenze? Oggetti smarriti, conservati per generazioni o acquistati compulsivamente. Tutti ne abbiamo, appartenenti a queste diverse categorie, tra le quali oscilliamo, spesso senza farci domande sulle contraddizioni. Sono gli aspetti indagati nella puntata di Spazioubick, in cui le nostre ospiti condividono istantanee che ci fanno riflettere, due realtà ai due poli estremi: gli oggetti conservati dai migranti italiani in Canada e dai loro figli e nipoti e l’iperconsumismo della fast fashion ( la moda iperveloce e a prezzi bassissimi) . Voci bellissime, che ci parlano dalla radio e dal podcast.

L’iper consumismo è al centro di un’iniziativa critica portata avanti in Francia. Un gruppo di parlamentari francesi ha denunciato la piattaforma Shein, davanti all’OCSE, per gli impatti negativi sull’ambiente e per il mancato rispetto dei diritti di chi produce. Una delle tante denunce per contrastare sprechi ma che solleva tanti altri interrogativi.

Bérangère Couillard, segretaria di Stato all’Ecologia, ha ricordato che i Francesi «buttano settecentomila tonnellate di vestiti ogni anno», e i due terzi «finiscono nelle discariche».

L’iperconsumismo naviga nelle acque di una contraddizione che non risparmia nemmeno le abitudini dei giovanissimi, la Gen Z. I giovani che – come sottolineava in un pezzo di qualche tempo fa della testata, Le Figaro, protestano per il clima e mangiano vegano per la sensibilità alle problematiche ambientali, poi però – mostrano le statistiche - hanno in larga parte una dipendenza compulsiva agli acquisti di fast fashion, cioè di moda a bassissimo costo. Una dipendenza che viene alimentata dalla velocità e dalla del clik. La pubblicità dei capi d’abbigliamento e degli oggetti appare direttamente sui social e si acquista molto velocemente quasi senza accorgersene. (Pourquoi mon ado veut sauver la planète mais surconsomme la fast fashion?)

L’antropologa Élisabeth Soulié, che ha pubblicato l'anno scorso "La Generazione Z ai raggi X" (Éditions du Cerf), dipinge i giovani come una generazione destabilizzante, perché non si prestano alle letture tradizionali.

Questi adolescenti vivono principalmente nel momento presente, si proiettano di meno in una carriera. Pensano "globale" ma agiscono "locale", precisa l'antropologa "L'ecologia, per loro, è molto meno politica che quotidiana. Sono globalmente impegnati, ma preferiscono il micro-attivismo, senza eroi, e seguendo delle persone, in particolare sui social network, e attraverso interazioni regolari.»

E, ancora: "Questa generazione è destabilizzante, perché non è binaria, conclude Élisabeth Soulié. È molto emotiva, nell'azione, e reagisce in modo violento. I giovani di questa generazione sono l'immagine del nostro mondo attuale, complesso, plurale, dinamico. Sfuggono alla nostra griglia di lettura, alla nostra analisi, perché sono in moto perpetuo, come il nostro tempo. In realtà, ci permettono di capire il mondo... e hanno tutte le armi per rilanciarlo.» Il paradosso mostra come i giovani, ma non solo, siano autenticamente interessati a un modo di vita più sostenibile ma poi rimangono intrappolati in questo modello – ci racconta la nostra corrispondente da Parigi, Chiara De Martino.

La piattaforma Shein, il cui quartier generale si trova a Singapore, conta 11mila dipendenti e serve oltre 150 mercati, viene presa di mira da molte iniziative, forse anche per ragioni politiche, ma non è certo l’unica azienda ad alimentare comportamenti iper consumistici.

Per comprendere le contraddizioni che imprigionano anche noi, non solo le generazioni sensibili all’ambiente, si possono ripescare le parole di Jean Baudrillard che, già negli anni ’70 del secolo scorso, in Sociologia del Gusto, interpretava la «logica delle merci» che avrebbe così raggiunto un tale grado di generalizzazione da coinvolgere, oltre i processi di lavoro ed i prodotti materiali, la cultura, le arti, la sessualità, il sapere e l’intero quadro delle relazioni sociali. Secondo Baudrillard la nuova teoria del consumo, deve considerare che non è il processo economico-razionale di soddisfazione di bisogni a muovere il consumismo contemporaneo, quanto piuttosto un processo sociale di «distruzione del valore economico in vista di un altro tipo di valore. Il valore della merce sta ora nel rappresentare dei simboli di differenziazione sociale più che come strumenti o come moneta di scambio. Dunque il nuovo motore della società non è più la produzione bensì il consumo delle merci, diventato ormai lo strumento principale di manifestazione di vitalità e di sovranità del soggetto.

E poi in Spazioubick abbiamo attraversato l’oceano, con l’aiuto delle letture in inglese di Max Basilone, e la rassegna stampa internazionale, per approdare su un’altra ospite che ci ha aperto un fronte diametralmente opposto , che ci ha permesso di scoprire qualcosa di incantevole.

A proposito di vitalità dell’oggetto, salvare i cimeli e gli oggetti della migrazione si esplica in un progetto meravigliosamente poetico. E’ realizzato dall’ Italian Canadian Archive project , intervistando migranti italiani che vivono in Canada. Il più giovane ha 16 anni, la più vecchia 103. Un libro bilingue- Narrarsi Altrove – di Anna Ciardullo Villapiana e Gabriel Miccoli, raccoglie le storie di questi oggetti, tramutati ognuno in una poesia .

Immaginate se in Italia ci fossero cattedre e finanziamenti che si occupano della memoria della nostra comunità marocchina, pachistana, filippina o bengalese, che qui di certo non hanno mai ricevuto tanta attenzione. A Spazioubick, la professoressa e poetessa Anna Ciardullo Villapiana : “gli oggetti in possesso o dei migranti italiani o della seconda o terza generazione restituiscono l’ansia bifronte dei migranti, di essere cancellati e l’ansia di ricreare un rapporto con le proprie radici”. E così l’oggetto evoca un ricordo o una storia . E si scopre, leggendo questo meraviglioso libro, riproposto in Spazioubick con le letture coinvolgenti di Fabrizio De Giovanni, che la ricerca porta a galla una dimensione inattesa: l’oggetto, non è solo un elemento di nostalgia, anzi. La nostalgia, nel suo senso etimologico di Nostos, caratterizzava chi pensava al ritorno. Invece nei racconti degli intervistati non c’è solo la nostalgia del perduto, perché molti sono di seconda o terza generazione, non pensano dunque a un ritorno in Italia. Chi racconta gli Scarponi che sono stati del padre, che li indossava mentre calpestava terre straniere senza radici né dio, e custodiva chiavi che non avrebbero aperto nessuna porta, è nato e cresciuto in Canada. Di conseguenza questi oggetti rappresentano l’identità, la rafforzano, non evocano poeticamente un cammino a ritroso, per tornare in Italia. La forbice da potatura, un altro oggetto poetico, è il simbolo della necessità di tagliare i rami del passato per poi doverla innestare sulla vita presente. Un insegnamento anche per l’Italia, che non si cura minimamente della stori a dei propri migranti: un elemento importantissimo la conservazione della memoria, perché la radice non è abbarbicamento alle proprie radici, ma percepire il mondo attraversamento della memoria per poi restituirla alle generazioni future. La radice è mobile, e aiuta al di là delle singole etnie. Per questo è un libro che parla al terreno comune della migrazione, un tema universale che tocca milioni di persone e che dovrebbe essere approfondito.

 

Buon Fine Settimana!