"CIAO, PROF" - Speciale Roberto Carusi - martedì 19 alle 11:00 su Radio Itineraria
Pubblicato il 17/10/2021


Ascolta il PODCAST: https://www.spreaker.com/episode/47044346 

Martedì 19 ottobre ricorre per noi un anniversario importante: sarà precisamente un anno che Roberto Carusi, il nostro regista, presidente e caro amico non è più con noi. Dal letto d’ospedale (barricato e irraggiungibile causa pandemia) ci telefonavamo tutti i giorni per concordare i testi e le modalità dei suoi contributi alle future trasmissioni della nascente Radio Itineraria.

Li scriveva, li provava con gli infermieri e poi li leggeva a me al telefono, in attesa che fossero pronti gli studi della radio per poterli registrare uno via l’altro. “Vanno bene, secondo te?” chiedeva continuamente. “Visto che al debutto “in onda” mancano ancora diverse settimane, non saranno superati i temi che tratto…?”. Parlava del Piccolo Teatro di Milano alla ricerca di un nuovo Direttore, della necessità di insegnare teatro e recitazione nelle scuole, dei diritti dei degenti in ospedale, di Fabio Fazio e della Rai…

In radio abbiamo fatto realizzare in tutta fretta da un artigiano elettronico di Pistoia un commutatore telefonico per collegarlo al mixer e cominciare a raccogliere la voce di Roberto, ma al primo tentativo era privo di forze e rimandò al giorno dopo. Il giorno dopo non chiamò. E neanche quello successivo.

Fabrizio 

Martedì 19 ottobre, alle ore 11 con Lorella De Luca e Aglaia Zannetti saremo in onda con uno lo “speciale” CIAO, PROF dedicato al ricordo di quest’uomo prezioso e amato da tanti. Aspettiamo i contributi dalle voci di tutti quelli che l'hanno conosciuto e amato, al telefono della diretta 334.309 2823.

Quello che segue è il primo dei “pezzi” scritti da Roberto per la sua rubrica radiofonica su Radio Itineraria:

RIMETTERSI IN GIOCO

Di necessità virtù

Quando mi è giunta notizia del fatto che Itineraria – a causa dello svuotamento da virus delle platee (in special modo quelle riempite da giovani studenti) – aveva rimesso in discussione la propria attività (certamente senza scostarsene del tutto) e aveva pensato a una nuova attività [la radio] restando (come dire?) in tema ma adattandosi alle esigenze del grave momento che stiamo vivendo, mi sono detto: è la scelta giusta. Capace di aprire la porta ai sogni (anzi mi piace dire: ipotizzare quello che si può fare) tenendo conto della realtà, amara e difficile che sia.

Sarà forse perché anche per me stesso non ho mai pensato diversamente. Voglio dire: ad ogni esperienza può farne seguito un’altra che non cancella quelle precedenti, ma ne faccia tesoro come fossero i mattoni di una nuova costruzione su una precedente che tuttavia non viene cancellata.

Il grande don Lisander Manzoni (che molto aveva intuito, raccontato sia pure a lodevole modo suo, e fatto quindi punto di partenza per nuove considerazioni valide in ogni testo), l’aveva già capito e dimostrato raccontando vita, morte e miracoli d’un personaggio tragico – tra storia e fantasia – quale fu e rimane la monaca di Monza: in cui il bene e il male, la volontà propria e quella altrui s’intrecciano allo stesso modo in cui ciò accade nella vita vera e quotidiana.

Ultima citazione manzoniana che voglio fare: quella colonna infame che dalla storia vera di Giangiacomo Mora (accusato di essere un untore e di diffondere così la peste) trasse considerazioni che sono ancora oggi valide.

Credo che la scelta di Itineraria oggi sia nello stesso spirito di quello che tanti fa la vide servirsi del teatro, del territorio, delle biblioteche per arrivare a maggior numero possibile di persone che – in quanto cittadini – hanno diritto a questo. Ecco perché, quando mi è stata offerta la possibilità di una collaborazione a questa nuova iniziativa, l’ho accolta con vera gioia.

Cercheremo – per quel che mi riguarda (ma riguarda anche tutti voi che mi state ascoltando) di ricostruire insieme un futuro migliore. E – se da un lato questo sforzo sarà ripagato dagli esiti di un dialogo costruttivo – dall’altro potrà offrire nuovi spunti.

La garanzia – mi permetto di dire – deve essere quella che il dialogo (che non può né deve essere un monologo) consente a tutti di esprimere le proprie esigenze, le proprie opinioni: quelle che posson nascere da un confronto reale.

Roberto Carusi