IDENTITA' DI CARTA - una sola razza: la razza umana

Il razzismo scorre nelle vene dell'Occidente europeo: l'identità occidentale si è costruita sul rifiuto dell'altro, del diverso. Esclusione, discriminazione dell'altro, senso di superiorità nei suoi confronti sono stati il lievito della storia dell'Occidente.La gamma di sentimenti e comportamenti a sfondo razzista è ampia: si può essere razzisti non solo nel rapporto con gli extracomunitari, ma anche nei confronti di tutti i portatori di diversità (handicappati, omosessuali, rom...); si può essere razzisti con atteggiamenti che ci predispongono a essere prevenuti nei confronti del diverso, a puntare il dito contro chi non è del nostro Paese, della nostra cultura, della nostra religione, chi non ha le nostre stesse radici. Il razzismo è soprattutto figlio della paura e dell'ignoranza.Uno spettacolo per aiutarci a conoscere, a riflettere, a liberare il tessutodel nostro immaginario dai virus del pregiudizio, dell'intolleranza,la chiusura identitaria: perché una società che si chiude in se stessa, che cede alla paura delle differenze, è una società meno libera e meno democratica.

Con gli auspici del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Realizzato con il Patrocinio della Campagna "Non aver paura, apriti agli altri, apriti ai diritti", del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano.

Una produzione della Compagnia teatrale ITINERARIA diretta da Roberto Carusi

Interpreti: Gilberto Colla e Fabrizio De Giovanni

Testo: Ercole Ongaro

Regia: Loriano Della Rocca

Allestimenti scenografici e tecnici: Maria Chiara Di Marco

Datore Luci: Karim Abou El Dahab

Macchinista: Eliel Ferreira De Sousa

Post produzione: Franco Valtellina

Fotografo: Karim Abou El Dahab

Segreteria:  Federica Di Marco 

Lo spettacolo sostiene la "Campagna Clandestino" promossa dal settimanale CARTA - http://clandestino.carta.org/


INTERVISTA A ERCOLE ONGARO (autore del testo)

 

Perché hai scritto questo testo?

Le cronache di ordinario razzismo che offendono la dignità di persone, soprattutto immigrate, chiedono che ci si fermi a riflettere come cittadini e come comunità, perché c'è il rischio di lasciare crescere un virus che può debilitare il tessuto sociale e disintegrarlo, aprendo la strada ad avventure di cui potremmo vergognarci e quindi pentirci di non avere fatto nulla per averle scongiurate. Soltanto se reagiamo, se non restiamo spettatori inerti, possiamo immaginare che la battaglia non è persa.

 

Come hai costruito il testo?

Partendo anzitutto dalla mia esperienza di cittadino a contatto con la realtà dell'immigrato e prendendo coscienza che anch'io posso provare impulsi di rifiuto verso l'immigrato con cui vengo a contatto. Poi ho attinto a molti saggi che sono stati scritti sull'argomento e che hanno affrontato la tematica: dalla zavorra razzista depositata nel fondo della storia europea e italiana al condizionamento educativo dei bambini, dai dati effettivi del fenomeno immigratorio alla strumentalizzazione politica della paura, dalla riflessione su alcuni fatti di cronaca all'ascolto del j'accuse  di un immigrato.

 

Il razzismo non è nuovo nella storia italiana?

Basta guardare alla nostra storia coloniale. Per lungo tempo si è steso un velo di silenzio sull'aspetto razziale del colonialismo italiano, si è sostenuto che l'Italia coloniale era stata immune dal razzismo: si è narrata la storia di un'esperienza coloniale italiana eccezionalmente mite, più simile a una impresa umanitaria (strade, scuole, ospedali) che a un'azione di conquista. Successivamente si è cercato di minimizzare, di sostenere che il colonialismo italiano è stato molto poco razzista, un razzismo minore rispetto a quello sviluppato da altri stati imperialisti. Allo stesso modo si è cercato anche di ridimensionare l'antisemitismo fascista, considerandolo come episodio minore rispetto all'orrore assoluto della Shoah, riducendolo a un fenomeno di opportunismo o di imitazione subalterna del modello nazista. Siamo un popolo che non sa fare i conti fino in fondo con il proprio passato.

 

Quel razzismo era ispirato da una politica, ma il razzismo di oggi non è soprattutto conseguenza di un fenomeno epocale quale l'immigrazione di massa dal Sud del mondo?

La politica non è del tutto estranea neppure oggi. Il razzismo germina oggi sul terreno della paura e dell'insicurezza. Ma, appunto, ci sono forze politiche che cavalcano la paura, che ne fanno l'asse della propria strategia politica: investire sulla paura paga, come insistere sulla "percezione" dell'insicurezza. Il binomio insicurezza-paura è vincente, nonostante le statistiche diano gli atti criminali in diminuzione.

 

Uno spettacolo teatrale cosa può fare su questo terreno?

Può fare la sua parte, piccola o grande non importa: può aiutare a riflettere, a resistere contro la predicazione del rifiuto, dell'odio, dell'incomunicabilità; può comunicarci emozioni profonde che ci spingono a uscire dal cerchio dell'indifferenza e della rassegnazione; può non farci sentire soli e donarci energie nell'impegno per costruire una società in cui la dignità di ogni persona è il bene più prezioso. Difendendo la dignità degli altri difendiamo anche la nostra dignità, la nostra umanità. Quando è in gioco la nostra umanità, è in gioco tutto. Non possiamo rassegnarci a perdere, tanto meno disertare.


Teatro Clandestino

di Chiara Spadaro - recensione su "CARTA"

 

Buio in sala. Nel silenzio, l'uomo nero potrebbe assalirti da un momento all'altro, senza essere visto. Ma poi una luce si accende – sul palco – e illumina il viso di una persona. La sua pelle è bianca – ma potrebbe essere di un altro colore – le sue parole, i gesti e i passi sul palco raccontano di un viaggio, alla ricerca di un'identità, di un pezzo di carta. Di un'identità di carta. «Non basta vivere per esistere – spiega l'attore con le parole dell'antropologo Marco Aime – occorre un documento che dica chi sei. Un timbro che affermi che tu sei vivo ora, qui».

«Identità di carta. Una sola razza, la razza umana» è il titolo dello spettacolo della compagnia teatrale Itineraria, scritto da Ercole Ongaro e interpretato da Gilberto Colla e Fabrizio De Giovanni per la regia di Loriano Della Rocca. Uno spettacolo che ripercorre la lunga storia del razzismo in Europa per far riflettere sui temi dell'esclusione dell'altro – il diverso: migrante, diversamente abile, omosessuale, rom – e della ridicola e triste difesa della nostra identità.

«Come storico – spiega l'autore Ercole Ongaro – parto dal fatto che la storia europea ed italiana ha un passato razzista. Basta guardare alla nostra storia coloniale: per lungo tempo si è steso un velo di silenzio sull'aspetto razziale del colonialismo italiano. Allo stesso modo si è cercato di ridimensionare l'antisemitismo fascista, riducendolo a un fenomeno di opportunismo o di imitazione subalterna del modello nazista». Nasce da una ricerca attenta e sensibile su questo tema nella storia italiana, attingendo ai molti saggi scritti sull'argomento, ai dati del fenomeno migratorio, a fatti di cronaca quotidiana e alla propria storia personale, questo testo teatrale che «vuole far discutere e riflettere usando l'emozione che il teatro ti dà – spiega Ercole –, spingendoci a uscire dall'indifferenza e dalla rassegnazione e darci energia per difendere la dignità di una sola razza, quella umana».

Il palcoscenico è spoglio, semplice: due tavolini, due sedie e un piccolo armadio che contiene documenti, dati, informazioni sul fenomeno migratorio e notizie sulla politica della paura e i suoi effetti discriminanti. Le musiche – scelte da Maria Chiara Di Marco – e le luci – ammaestrate da Karim Abou El Dahab – valorizzano la scena e scandiscono il ritmo delle parole degli attori.

Ma è un palcoscenico in trasformazione, nel corso dello spettacolo la scena cambia, diventa lo spazio delle narrazioni dei migranti, di chi «cade nell'inganno» di una terra ospitale e amica. E cambiano gli attori, diventano i sindaci sceriffi dell'Italia che introduce il reato di clandestinità, che uccide Abdoul che ha rubato due pacchetti di biscotti in un bar a Milano, che accoglie gli immigrati rinchiudendoli nei Cpt.

E cambiano anche gli spettatori, seduti lì, a guardare questa storia che sembrerebbe un po' strana e incredibile, se solo non fosse vera. E quando le luci si spengono di nuovo – ma la storia non è ancora finita, che continua là fuori –, controlli la tua «identità di carta» – è ancora lì, nel portafoglio – e un po' ti vergogni e ti chiedi se clandestino non lo sei un po' anche tu.

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"H2Oro"
9-09-2010 , ore 20.30
Seriate (BG) - Teatro Aurora.
"H2Oro"
12-09-2010 , ore 21.00
Novellara (RE) - Cortile della Rocca, Piazzale Marconi 1 - in caso di maltempo Teatro della Rocca .
"H2Oro"
13-09-2010 , ore 21.00
Borgo Panigale (BO) - Sagrado delle Famiglie, via Mameli, 5 - in caso di pioggia Sala Polivalente in via Lepido 25.